BIM: le Linee Guida MIT chiariscono il vero baricentro del metodo

Giulio Botta5 Marzo 202614min6260
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Le Linee Guida MIT portano finalmente in primo piano il vero baricentro del BIM, da sempre insito nel metodo: organizzazione, controllo, interoperabilità e gestione informativa dell’intero ciclo di vita dell’opera.

Le Linee Guida MIT portano finalmente in primo piano il vero baricentro del BIM, da sempre insito nel metodo: organizzazione, controllo, interoperabilità e gestione informativa dell’intero ciclo di vita dell’opera.

Le prime esperienze applicative hanno spesso fatto coincidere il BIM con modelli, software e progettazione. In realtà, il suo baricentro è sempre stato più ampio: la gestione delle informazioni lungo tutto il processo. Le nuove Linee Guida MIT non spostano quindi questo baricentro, ma lo rendono finalmente esplicito, oggettivo e centrale. È qui che emerge con chiarezza il vero tema: la gestione informativa digitale come leva di governo dell’intero investimento pubblico. Non si tratta di un semplice cambio terminologico, ma della presa d’atto di una dimensione organizzativa che nel BIM era già implicita e che oggi viene formalmente riconosciuta. Il dato, così, non è più solo un supporto tecnico, ma diventa infrastruttura decisionale, contrattuale e gestionale. Non a caso, il Codice dei contratti pubblici preferisce parlare di GID e di modellazione informativa, collocando il BIM in un quadro più ampio di Information Management, coerente con la UNI EN ISO 19650.

 

Dal Decreto BIM al Correttivo Appalti: l’evoluzione della gestione informativa digitale

Il DM 560/2017 è stato il primo vero spartiacque: ha introdotto in Italia una strategia progressiva per l’adozione dei metodi digitali, mettendo già allora al centro tre elementi chiave – formazione, organizzazione interna e ACDat. Ma con il successivo nuovo Codice dei contratti pubblici e con il Correttivo (d.lgs. 209/2024) il salto è ulteriore: la gestione informativa digitale non è più solo una tecnica di rappresentazione, ma una leva di governo del contratto pubblico, con una valenza organizzativa, procedimentale e contrattuale molto più ampia. In sostanza, il BIM resta importante, ma da solo non basta più: oggi conta la capacità della stazione appaltante di strutturare un sistema coerente, continuo e controllabile.

 

Prima della tecnologia viene l’audit: la maturità digitale si costruisce, non si improvvisa

Uno dei passaggi più lucidi delle Linee Guida è il richiamo all’audit della maturità digitale. In termini concreti, significa che prima di acquistare strumenti, nominare figure o scrivere capitolati, la stazione appaltante deve guardarsi dentro e capire come funziona davvero. L’audit serve a misurare lo stato attuale, a individuare cosa manca e a definire un percorso realistico di evoluzione, proporzionato alla dimensione dell’ente, alla complessità degli appalti e alle risorse disponibili. Non è un controllo ispettivo e non è un formalismo: è un momento strategico di consapevolezza, da cui nasce il vero piano di sviluppo digitale.

 

BIM Manager, CDE Manager e Coordinatore dei flussi: il BIM si regge sulle responsabilità

Le Linee Guida chiariscono anche un punto essenziale: la gestione informativa digitale non può essere affidata a una figura indefinita o “onnicomprensiva”. Il gestore dei processi digitali (BIM Manager) presidia il livello organizzativo e strutturale: standard, regole, procedure, coerenza tra processi e strumenti. Il gestore dell’Ambiente di Condivisione dei Dati (CDE Manager) presidia invece il cuore operativo dell’ecosistema digitale: configurazione dell’ACDat, accessi, flussi, revisioni, validazioni, archiviazione, sicurezza e continuità. Il coordinatore dei flussi informativi (BIM Coordinator) opera sul singolo intervento: supporta il RUP, presidia capitolato informativo, pGI, consegne, non conformità e coordinamento tra le parti. È qui che si vede la maturità di un’organizzazione: non quando “fa BIM”, ma quando assegna in modo chiaro responsabilità, ruoli e confini operativi.

 

Il vero tema non è comprare un software, ma coprire l’intero ciclo di vita dell’opera

Le Linee Guida sono molto nette: il piano di acquisizione software non può essere costruito per singoli acquisti episodici, ma deve partire da una valutazione preliminare delle attività realmente svolte nel ciclo di vita dell’opera – programmazione, progettazione, affidamento, esecuzione, esercizio e manutenzione. Questo cambia radicalmente la prospettiva: non basta scegliere un applicativo, bisogna costruire una dotazione coerente con i processi che l’ente intende governare. E c’è un punto chiave: l’ACDat è la dotazione che assume rilievo costante, perché garantisce scambio informativo, tracciabilità, controllo e continuità.

In questa cornice, un sistema come Blumatica Bim Platform va raccontato non come una semplice somma di software, ma come un ecosistema integrato, coordinato e aperto. Le stesse Linee Guida chiariscono infatti che l’ACDat non coincide con una piattaforma unica, bensì con un ecosistema digitale di piattaforme interoperabili, governato unitariamente dalla stazione appaltante, integrabile con altri sistemi e orientato alla neutralità tecnologica. È esattamente questa la logica più vicina all’openCDE: niente chiusure, niente isolamento del dato, ma continuità informativa, dialogo con piattaforme terze e governo unitario dei processi lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.

 

Il rischio non si rincorre: si governa prima

Tra i passaggi più importanti del documento c’è il capitolo dedicato all’approccio basato sul rischio. La gestione informativa digitale, infatti, non viene presentata come un mero supporto tecnologico, ma come uno strumento che contribuisce in modo diretto alla mitigazione dei rischi che incidono sulla realizzazione delle opere pubbliche. Parliamo di criticità molto concrete: errori progettuali, documentazione incoerente, ritardi, sforamenti economici, accessi non autorizzati, varianti, contenziosi, difficoltà nel controllo di progettisti, imprese e fornitori. Per questo l’atto di organizzazione non può limitarsi a elencare ruoli e strumenti: deve diventare un documento di governance, capace di esplicitare come l’ente individua i rischi, ne valuta l’impatto e definisce presidi organizzativi, procedurali e tecnologici per ridurli.

 

Anche le stazioni appaltanti minori non possono più permettersi ambiguità

Le Linee Guida sono molto chiare anche su questo: la proporzionalità conta, ma non giustifica improvvisazione o approssimazione. Anche le stazioni appaltanti minori devono adottare un approccio strutturato, basato su formati aperti, su un ACDat capace di garantire accessibilità, tracciabilità e sicurezza e su una vera strategia di uscita per la migrazione dei dati. La consegna dei modelli in IFC, insieme ai file BCF per la gestione delle anomalie (non conformità dei contenuti), e l’uso di formati aperti come CSV, XML e PDF/A non sono dettagli tecnici secondari: sono condizioni operative che incidono direttamente sulla qualità del processo, sulla continuità informativa e sulla capacità di governare il ciclo di vita dell’opera.

 

Dal quadro esigenziale alla gestione del costruito: la procedura è una filiera continua

La parte forse più utile, in chiave pratica, è quella che mette in fila il processo in modo ordinato e comprensibile. Tutto parte dal quadro esigenziale, dove la stazione appaltante traduce bisogni e obiettivi in indicatori misurabili; si prosegue con il DOCFAP; poi, dal DIP, si arriva al PFTE; quindi si entra nella fase di gara con il capitolato informativo, cui l’operatore economico risponde con l’offerta di gestione informativa (oGI); dopo l’affidamento arriva il piano di gestione informativa (pGI), che disciplina in modo operativo flussi, consegne e responsabilità; da lì si entra nell’esecuzione, nelle verifiche, nella consegna dei contenuti informativi e, infine, nella gestione e manutenzione del costruito. Il punto centrale è che i flussi informativi non sostituiscono quelli procedurali: li integrano, li rendono più coerenti e permettono ai dati di accompagnare l’opera fino alla fase gestionale.

 

La vera svolta è questa: non riguarda più solo le PA in senso stretto

Il passaggio finale, però, è quello che cambia davvero il quadro. Dal testo emerge con chiarezza che il perimetro delle Linee Guida riguarda stazioni appaltanti ed enti concedenti, e non soltanto le Pubbliche Amministrazioni in senso stretto. Questo significa che il tema dell’organizzazione digitale, dell’adozione di un ACDat, della tracciabilità dei flussi e della continuità informativa non può più essere letto come un obbligo confinato ai soli enti pubblici “tradizionali”.  In chiave esemplificativa, il principio si estende anche a soggetti che, pur non rientrando nell’accezione più tradizionale di Pubblica Amministrazione, operano come stazioni appaltanti o come enti concedenti, in particolare nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, dei servizi di rete e dei servizi di interesse strategico. Rientrano in questa logica, a titolo indicativo, realtà come Ferrovie dello Stato, Trenitalia, ANAS, Poste Italiane, Enel e altri soggetti analoghi, quando agiscono nell’ambito di procedure di affidamento o concessione. Sul piano della sicurezza, la scelta dell’ACDat deve inoltre essere coerente con i requisiti di affidabilità, protezione e resilienza richiesti, nonché, ove applicabile, con i livelli di adeguamento o qualificazione connessi ai criteri richiamati dall’ACN.

È qui che il BIM smette definitivamente di essere solo “modellazione” e diventa governance del dato. E quando la norma chiede organizzazione, interoperabilità, qualità, tracciabilità e visione di ciclo di vita, la risposta non può essere frammentata. Serve un ecosistema capace di guidare davvero questo cambiamento. È qui che Blumatica Bim Platform esprime tutto il suo valore: non come semplice software, ma come piattaforma aperta, coordinata e interoperabile, progettata per convertire gli obblighi normativi in vantaggio operativo, la gestione dei dati in governo del processo e la complessità del ciclo di vita dell’opera in efficienza, continuità e controllo.

 

Giulio Botta

R&S Area Progettazione


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