Burnout del personale sanitario in crescita: cause, normativa e gestione del rischio stress lavoro-correlato

redazionale
Stress lavoro-correlato e burnout in sanità: secondo OMS Europa, circa 1 operatore sanitario su 3 presenta sintomi depressivi e 1 su 4 sintomi ansiosi. Valutare i rischi psicosociali significa proteggere lavoratori, pazienti e organizzazioni.

La quotidianità del personale sanitario è, per sua natura, una delle realtà più esposte ai rischi psicosociali: i ritmi di lavoro intensi, il carico emotivo legato al contatto continuo con la sofferenza, i turni notturni e la continua gestione delle emergenze; se in passato il focus della sicurezza in corsia si concentrava quasi esclusivamente sui rischi chimici, biologici o fisici, oggi, la salute mentale di medici, infermieri e operatori socio-sanitari è diventata una priorità assoluta e non più rimandabile.

In Italia, la pandemia da SARS-CoV-2 ha evidenziato in maniera significativa una crisi già esistente nel sistema sanitario pubblico.

Il 28 maggio 2019 l’Assemblea Mondiale della Sanità ha classificato il burnout nella undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11), definendolo come «un fenomeno occupazionale risultante da stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo». Non si tratta quindi di una malattia ma di un fenomeno concreto, sul quale si può – e si deve – agire in modo preventivo. 

Nonostante ciò, a distanza di anni, il burnout nel personale sanitario continua a crescere in modo esponenziale. 

I dati rivelano uno scenario preoccupante per l’Italia

Recentemente è stata pubblicata una nuova indagine MeND (Mental Health of Nurses and Doctors) dell’OMS Europa, che ha raccolto le testimonianze del personale sanitario di 29 Paesi del Vecchio Continente in merito al proprio benessere psicologico e alle condizioni di lavoro. Lo studio, il più ampio finora realizzato su questo tema, ha analizzato i dati provenienti da 122.048 questionari somministrati tra il 2024 e il 2025 a medici e infermieri, offrendo un quadro dettagliato dello stato di salute mentale della forza lavoro sanitaria nel continente europeo.

I dati raccolti hanno evidenziato una significativa diffusione di stress e disturbi mentali tra il personale sanitario. In particolare, circa un operatore su tre riferisce di avere sintomi compatibili con un disturbo depressivo, mentre uno su quattro problematiche riconducibili all’ansia.

Le infermiere e le dottoresse presentano generalmente tassi più elevati di depressione e ansia, mentre tra gli operatori di sesso maschile si osserva una maggiore incidenza di comportamenti a rischio legati al consumo di alcol (6% rispetto al 3% registrato tra le donne); per entrambi i generi si registra anche una tendenza ai pensieri suicidari.

I risultati dello studio delineano un quadro particolarmente preoccupante: l’aumento dei casi di depressione, ansia e dipendenze risulta infatti associato a condizioni lavorative sfavorevoli, quali turni eccessivamente lunghi, precarietà contrattuale, violenze, orari di lavoro irregolari e lavoro notturno.

Nel nostro paese i tassi di depressione e ansia risultano fra i più alti rispetto ai 29 paesi interessati dall’analisi. In particolare, i sintomi depressivi interessano il 34% degli operatori sanitari italiani, rispetto al 28% della media europea, mentre i sintomi ansiosi riguardano il 25% degli intervistati, contro il 22% rilevato complessivamente negli altri Paesi.

Nel complesso, l’Italia figura tra i Paesi maggiormente interessati da tali problematiche, collocandosi all’ottavo posto per la diffusione dei sintomi depressivi e al settimo posto per quelli ansiosi.
Non è un caso che in Italia, i medici donna che esprimono la volontà di lasciare le corsie sono il 9,7% del totale, le infermiere il 16,7%. In entrambi i casi, dunque, in maggior numero rispetto alla media europea (9,1% – 15,4%).

Un altro dato preoccupante è quello legato al work-life balance: solo il 13% dei professionisti italiani sostiene di avere un buon bilanciamento vita-lavoro, i colleghi intervistati fuori confine, invece, quasi il doppio (22%).

I dati parlano chiaro: i casi di burnout (stress cronico caratterizzato da un esaurimento psico-fisico) registrano indici tra i più alti nell’intero panorama occupazionale italiano. Non si tratta solo di una questione di benessere del singolo operatore sanitario, ma di uno scenario ben più ampio, di un’emergenza collettiva che riguarda direttamente ogni singolo individuo, impattando sulla qualità delle cure, sulla sicurezza dei pazienti e sulla stabilità organizzativa delle strutture sanitarie.

I fattori scatenanti nel settore sanitario

Nel valutare la salute mentale in ambito sanitario, è fondamentale analizzare le principali determinanti dello stress:

  • Turni di reperibilità, 
  • Decisioni critiche da prendere in pochi secondi,
  • Gestione del lutto e del trauma,
  • Carenza di personale,
  • Strutture Sanitarie obsolete,
  • Condizioni di sotto-organico nelle strutture.

I problemi di salute mentale nascono anche da condizioni di lavoro non sicure, violenze fisiche e psicologiche sul posto di lavoro.

Gli obblighi del Datore di Lavoro (D.Lgs. 81/08)

Dal punto di vista normativo, la tutela della salute mentale non è un atto di sensibilità facoltativo ma un doveroso obbligo di legge.

Il D.Lgs. 81/08 impone al Datore di Lavoro la valutazione di tutti i rischi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli collegati allo Stress Lavoro-Correlato in ambito sanitario.

Nel settore sanitario, questa valutazione richiede un approccio rigido e contestualizzato al sistema. Non ci si può accontentare o limitarsi ad una semplice raccolta di dati, occorre analizzare gli eventi:

  • tassi di assenteismo, 
  • lunghe malattie,
  • turnover, 
  • infortuni,
  • errori sul campo,
  • ambiente lavorativo.

Dove necessario, approfondire l’indagine attraverso la percezione diretta dei lavoratori mediante questionari e poi azioni mirate.

Ma… chi cura chi ci cura?

L’OMS ha definito, sulla base del complesso quadro, delle linee guida per la salute mentale sui luoghi di lavoro, azioni atte a prevenire, proteggere e promuovere la salute mentale e il benessere dei professionisti sanitari, in particolare:

  • Migliorare la flessibilità dei turni di lavoro,
  • Adottare politiche volte ad eliminare molestie e ogni altra tipologia di violenza sul luogo di lavoro,
  • Gestire gli straordinari,
  • Gestire i carichi di lavoro eccessivi per garantire servizi sanitari di qualità,
  • Rendere disponibili e accessibili i servizi di supporto per la salute mentale. 

Prevenzione e Soluzioni: il ruolo di Blumatica

Passare dall’emergenza alla prevenzione richiede strumenti mirati, capaci di individuare i fattori di rischio e convertirli in azioni concrete.

È qui che i software Blumatica consentono ai professionisti di rispondere alle esigenze specifiche di questo delicato comparto, sviluppando soluzioni software dedicate che semplificano l’intero iter di valutazione e gestione dei rischi.

Con Blumatica DVR è possibile valutare lo stress da lavoro correlato, valutare i rischi sulla base delle differenze legate a genere, età e cultura nell’esecuzione della stessa mansione all’interno di una medesima attività lavorativa, ai sensi della Pubblicazione INAIL 2024 “La valutazione dei rischi in ottica di genere – Aspetti tecnici”.

Blumatica ha sviluppato anche il software Blumatica NoStress che consente di eseguire la valutazione del rischio Stress Lavoro-Correlato in accordo con le linee guida “Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato” edita dall’INAIL ad Ottobre 2017, ed il modulo contestualizzato al settore sanitario.

Il software guiderà l’utente in tutte le fasi della valutazione:

  • Valutazione Preliminare
    Contiene le specifiche inerenti ai criteri e la metodologia adottata, le liste di controllo e ogni altra indicazione caratteristica atta a pervenire alla valutazione dei rischi. 
  • Valutazione Approfondita 
    Contiene le specifiche inerenti ai criteri e la metodologia adottata per eseguire la valutazione approfondita (percezione soggettiva dei lavoratori).
  • Pianificazione
    Elaborazione automatica delle misure di miglioramento per ridurre l’impatto dello stress.
processo di valutazione del rischio stress lavoro-correlato
Processo di valutazione del rischio stress lavoro-correlato

Proteggere chi protegge la nostra salute è un dovere normativo ed etico. Affidarsi alle soluzioni Blumatica significa garantire conformità normativa, generando il Documento di Valutazione dei Rischi come un reale strumento di tutela del personale sanitario.


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Anna Grompone

Technical Support Engineer


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