Diritto di abitazione coniuge superstite: come gestirlo risparmiando

Sergio SchettiniSergio Schettini22 Agosto 201912min10986
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La casa coniugale che viene trasferita quando uno dei due coniugi decede è sempre un affare delicato. Su di essa, infatti, si esercitano vari diritti ...

Come gestirlo correttamente e risparmiare un patrimonio.

Già prima dell’avvento della dichiarazione di successione telematica, molti notai e professionisti del settore tutelavano questo diritto nel trasferimento mortis causa della casa coniugale. In genere, nella successione del coniuge deceduto subentra il coniuge superstite che continua ad abitare quell’immobile. Questo trasferimento, si sa, rileva anche fiscalmente; quindi il coniuge che rimane nell’abitazione è tenuto a versare le imposte relativamente all’intero valore o a una quota dell’immobile ereditato.

Individuare correttamente il valore imponibile

Proprio questo fatto rappresenta il punto cruciale di tutta la questione: riuscire a determinare correttamente il reale valore trasferito dell’immobile che costituisce l’imponibile su cui versare le imposte. In questo tipo di gestione convergono, come al solito, aspetti giuridici e aspetti fiscali da questi derivanti.

Più diritti da tutelare sullo stesso bene

La casa coniugale che viene trasferita quando uno dei due coniugi decede è sempre un affare delicato. Su di essa, infatti, si esercitano vari diritti tutti derivanti da diversi aspetti e situazioni giuridiche. Primo fra tutti il “regime coniugale” esistente tra i coniugi in vita, che può essere:

  • comunione dei beni” – è il regime previsto dal “diritto di famiglia” detto anche “legale” in quanto viene acquisito automaticamente dagli sposi che non dispongono o non scelgono di aderire a una diversa “convenzione matrimoniale”. I beni acquistati dai coniugi durante questo regime, appartengono a entrambi (ad eccezione dei beni personali, ad esempio, quelli ereditati da uno dei due durante il matrimonio);
  • separazione dei beni” – è il regime scelto con una “convenzione matrimoniale” che può avvenire prima, all’atto del matrimonio o durante lo stesso. I beni acquistati da uno dei due durante il matrimonio, costituiscono patrimonio esclusivo di chi ha effettuato l’acquisto.

Scioglimento della comunione

Il divorzio o la morte di uno dei coniugi scioglie comunque l’eventuale “comunione” preesistente. Il patrimonio, eventualmente posseduto precedentemente dai due in regime di comunione, viene scisso in due parti e la parte spettante al coniuge deceduto è quella che cade in successione. Il patrimonio, invece, già eventualmente posseduto in regime di separazione dal coniuge che decede per primo, rappresenta i beni che cadono in successione in questo secondo caso. Con la morte di uno dei due, quindi, si configura sempre il caso del patrimonio separato.

La casa coniugale che cade in successione

Ora potrebbe capitare che nel patrimonio trasferito al coniuge superstite ci sia anche la casa coniugale. L’immobile, cioè, in cui i due avevano vissuto durante il loro matrimonio e che, nella stragrande maggioranza dei casi, rappresenta l’unico immobile trasferito.

Diritto di abitazione del coniuge superstite

Questo particolare diritto che l’istituto del matrimonio conferisce al coniuge superstite su questo specifico immobile rappresenta una parte di valore del bene che non viene trasferita per causa di morte in quanto derivante, appunto, dal matrimonio.

Determinazione del valore imponibile della casa coniugale

Il valore imponibile da considerare a base delle imposte da versare deve essere calcolato innanzitutto in riferimento all’intero o a una quota del bene che cade in successione (dipende se il coniuge deceduto era titolare esclusivo o in quota dei diritti immobiliari sullo stesso) comunque, in entrambi i casi, al netto del valore del diritto di abitazione del coniuge. Allora, a questo punto, come determinare esattamente questo valore? Il diritto di proprietà, come risaputo, è un diritto composto da:

  • diritti d’uso – usufrutto, uso, abitazione, ecc.;
  • diritti di disposizione – nuda proprietà, ecc.

 

Il diritto di abitazione è equivalente, come visto, all’usufrutto. Il valore imponibile da considerare per il trasferimento corrisponde, quindi, al valore della nuda proprietà.valore proprietà

Per pervenire al corretto valore della nuda proprietà bisogna effettuare il calcolo tenendo conto dell’età di chi esercita il diritto d’uso sul bene: in questo caso il coniuge superstite. Il valore da assoggettare alle imposte è proprio quello della nuda proprietà, mentre al coniuge superstite si trasferisce il diritto di proprietà.

Diritto di abitazione del coniuge e dichiarazione di successione

Nella dichiarazione di successione, che serve appunto a pagare effettivamente queste imposte, bisogna indicare e spiegare la modalità operativa di calcolo eseguita per pervenire a questi risultati:

esempio di compilazione del quadro del Mod. 4

Figura 1 – esempio di compilazione del quadro del Mod. 4 del bene immobile oggetto di trasferimento.

Nell’esempio sopra esposto risulta evidente il risparmio di imposte ottenuto con questo tipo di gestione che, per valore imponibile su cui applicare il 3% [imposte ipotecaria (2%) e catastale (1%)] si tiene conto del solo valore di:

  • nuda proprietà – € 56.700,00 X 0,03 = € 1.701,00
  • piuttosto che il valore della piena proprietà – € 126.000,00 X 0,03 = € 3.780,00.

Decisamente un grande risparmio conseguito e una giusta salvaguardia dei diritti dei cittadini contribuenti.

Diritto di abitazione del coniuge e dichiarazione di successione telematica

Nella nuova dichiarazione di successione telematica questo tipo di gestione risulta semplificato dall’introduzione di codici di scelta specifici per definire benefici e agevolazioni di cui godono gli eredi. Soprattutto per la particolare condizione del coniuge superstite anche in merito all’agevolazione prima casa.

- estratto dalle istruzioni di compilazione della nuova dichiarazione di successione telematica

Figura 2 – estratto dalle istruzioni di compilazione della nuova dichiarazione di successione telematica

Come appare subito chiaro il coniuge superstite “rinunciatario” – quindi un soggetto che decide di non partecipare proprio all’eredità del coniuge deceduto – può, grazie al suo diritto di abitazione sulla casa coniugale, rimanere a vivere nell’immobile e scegliere di farlo sfruttando il beneficio “prima casa”. Ma se il coniuge superstite rinuncia all’eredità e il suo diritto di abitazione gli deriva dal matrimonio, non è tenuto al pagamento di alcuna imposta per questo, perché decide di sfruttare il beneficio “prima casa” sul proprio diritto di abitazione? Nella dichiarazione di successione può scegliere di beneficiare dell’agevolazione prima casa anche un solo detentore di quote e/o diritti su un bene immobile che viene trasferito a più aventi diritto. Nel caso in cui, evenienza questa assai diffusa, a essere chiamati alla successione siano il coniuge superstite e uno o più figli del de cuius, il bene viene trasferito per quote ai legittimi eredi. Ora, semmai il coniuge superstite rinunci all’eredità, il bene passerà al figlio o ai figli che decidono di accettare. Nell’esempio in trattazione, quindi, la “proprietà” del bene andrà esclusivamente agli eredi che non rinunceranno. Per i beni su cui si sceglie di beneficiare dell’agevolazione “prima casa” (si ribadisce che basta che uno solo degli aventi diritto lo faccia e vale per l’intero immobile), la norma fiscale prevede il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa (€ 200 + € 200) in luogo del tre per cento sul valore imponibile. In questo caso il figlio o i figli acquisteranno la proprietà dell’immobile, pagheranno solo i € 400 di minimi di imposte e, sull’eventuale acquisto futuro di un nuovo immobile, potranno beneficiare dell’agevolazione prima casa in quanto; in questa occasione, ha richiesto l’agevolazione il coniuge superstite e non loro.

Gestione delle dichiarazioni di successione con Blumatica SuccessOne

I calcoli e la corretta gestione dei diritti immobiliari visti fin qui risultano ancora più semplici e agevolati se si sceglie di utilizzare il software Blumatica SuccessOne: l’applicazione dedicata a questo tipo di procedure di Blumatica che consente di affrontare e risolvere in maniera definitiva tutte le dichiarazioni di successione vecchie e nuove, di produrre tutti i calcoli e gli elaborati previsti o il file per l’invio telematico delle nuove dichiarazioni.

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successioni e volture

Figura 3 – il programma SuccessOne all’opera proprio mentre si gestisce il coniuge superstite in una dichiarazione di successione





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Sergio Schettini

Sergio Schettini


  • Avatar
    Avagliano Salvatore

    3 Settembre 2019 at 12:16 pm

    Salve, l’ipotesi prospettata (riduzione della base imponibile per diritto di abitazione gravante sull’immobile) da risultati concreti (minori imposte) solo nel caso di rinuncia all’eredità del coniuge superstite.
    Poiché se non rinuncia, l’immobile è da considerarsi prima casa per il coniuge con applicazione delle imposte fisse a prescindere dal valore dell’immobile..

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    • Ufficio Stampa Blumatica
      Ufficio Stampa Blumatica

      3 Settembre 2019 at 2:42 pm

      La possibilità di accedere ad una riduzione d’imposta non dipende dalla rinuncia o meno all’eredità, ma dal possesso di alcuni requisiti “soggettivi” da parte del coniuge superstite.

      Bisogna necessariamente considerare due diversi aspetti da cui dipendono altrettante situazioni:

      1) il diritto di abitazione del coniuge superstite riduce direttamente il valore imponibile dell’immobile in questione a prescindere dalla conseguente accettazione o meno del coniuge superstite.

      Infatti, a qualunque soggetto poi venga trasferito il bene caduto in successione (magari diverso dal coniuge), il suo valore può essere riferito alla mera nuda proprietà in quanto, per esso, sono stati scissi i diritti d’uso da quelli di disposizione. In parole povere una cosa è pagare il 3% su 1.000 euro, ad esempio, e un’altra applicare la stessa aliquota su un monte di 500 euro.

      2) ove, invece, il coniuge superstite possegga i requisiti per accedere al beneficio “Prima casa” (discorso diverso da quello precedente), può scegliere tranquillamente di avvalersene se rinuncia, ad esempio, ma conservando il diritto di abitazione e quindi versando i minimi d’imposta (oggi 200 + 200 euro – tariffa fissa come definiti dall’utente) in relazione a questo suo diritto che ha deciso di esercitare; oppure avvalersene non rinunciando all’eredità e versare comunque i minimi d’imposta su quanto ricevuto per successione. In entrambi i casi, comunque, vanificherebbe il proprio vantaggio fiscale in quanto verserebbe sempre la stessa cifra di imposta. Libero di farlo, magari per agevolare chi effettivamente poi acquisterà i diritti su quel bene in caso di una sua rinuncia all’eredità. Innumerevoli sono i casi in cui il coniuge superstite rinunci all’eredità ma decida di continuare a godere del proprio diritto di abitazione, nel contempo acquisito con le agevolazioni fiscali per favorire, in genere, i propri figli che acquistano la proprietà del bene praticamente senza spendere quasi nulla e conservando la possibilità di acquistare un altro bene in futuro beneficiando dell’agevolazione in trattazione.

      Non è affatto detto, però, che il coniuge superstite goda sempre della possibilità di avvalersi, in casi come questi, del beneficio Prima casa, magari perché già usufruito in precedenza su altro immobile o riservarsi di farlo in futuro in previsione di un acquisto di maggior valore. Ma certamente non esiste la regola che obbliga il coniuge superstite non rinunciatario a beneficiare dell’agevolazione “Prima casa” sulla “casa coniugale”.

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    Mara

    12 Settembre 2019 at 10:56 am

    Nella compilazione telematica dell’agenzia delle entrate, ormai resa obbligatoria per le dichiarazioni di successione, come si fa ad indicare il valore dell’immobile decurtato del diritto di abitazione, visto che il codice del diritto è riferito alla proprietà del defunto, e nella devoluzione le istruzioni indicano di immettere 1/1 anche in caso di nuda proprietà, quindi se si immette un valore inferiore al valore catastale il software indica un errore. Come si fa, quindi, a pagare le imposte ipotecaria e catastale sulla base del valore netto, come suggerito in questo articolo?

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    • Ufficio Stampa Blumatica
      Ufficio Stampa Blumatica

      13 Settembre 2019 at 4:04 pm

      Buongiorno e grazie per il commento.
      Gestire questo diritto nella dichiarazione telematica (ma anche quella col Modello 4) è piuttosto semplice in quanto nelle due caselle della quota trasferita bisogna indicare comunque l’effettiva quota devoluta: 1/1 ad esempio. Infatti, il valore trasferito non viene ridotto perché si abbassa questa ultima quota (che deve rimanere tale), ma perché il valore indicato per il bene dal contribuente, viene riferito solo alla sua componente “dispositiva” e quindi non comprensiva dei diritti d’uso. Nella casella: diritto trasferito si può lasciare tranquillamente Proprietà avendo cura, però, di indicare anche che su questo immobile insiste il diritto d’uso del coniuge superstite, selezionando la voce dal menù a scorrimento.

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    Mara

    13 Settembre 2019 at 8:57 am

    Nella compilazione telematica dell’agenzia delle entrate, se si inserisce il valore netto dell’immobile decurtato del diritto di abitazione, il software segnala errore e non fa andare avanti. Infatti nelle istruzioni è specificato che nel codice diritto va inserito quello relativo alla proprietà del defunto, e nella devoluzione è indicato di inserire 1/1 anche in caso di nuda proprietà e abitazione, il che obbliga ad inserire nella casella lo stesso valore catastale lordo della casella precedente. Come si fa, quindi, a pagare le imposte ipotecaria e catastale sulla base del valore netto, come suggerito in questo articolo?

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    • Ufficio Stampa Blumatica
      Ufficio Stampa Blumatica

      13 Settembre 2019 at 3:55 pm

      Buongiorno,
      … come già detto, infatti, viene comunque devoluta l’intera proprietà che resta il diritto da trasferire. E’ solo il valore che viene diminuito per pagare le giuste imposte in casi come questo. Nella successione legittima non è consentito suddividere i diritti immobiliari in quanto, per questo, c’è bisogno di una specifica disposizione testamentaria. Nella legittima i diritti trasferiti vengono ricevuti così come lasciati. Con l’indicazione del diritto di abitazione del coniuge sul bene corrente non si fa altro che segnalare all’ufficio che l’imponibile dichiarato è diminuito di questo valore che non viene trasferito per successione e quindi spiega il minor valore dichiarato rispetto a quello che risulterebbe applicando la valutazione automatica del diritto di proprietà. Nelle istruzioni di compilazione, infatti, è ben specificato che il diritto di abitazione del coniuge sarà “riportato nella trascrizione del certificato di successione e volturato al pari degli altri diritti presenti nella sezione devoluzione” – nella trascrizione del certificato di successione – non in Catasto dove in molti uffici, ancora oggi, non è possibile iscrivere il diritto di abitazione con la nuda proprietà.

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