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Nel Bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) è stata pubblicata una segnalazione che riguarda una gara per l’acquisto di licenze software e servizi di supporto tecnico destinati a una piattaforma openBIM promossa da Regione Campania (AS2141). L’Autorità richiama, in chiave generale, i principi di libera concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione tra operatori economici, evidenziando come la formulazione di alcuni requisiti possa, di fatto, restringere l’accesso alla competizione.
Leggi qui il testo della segnalazione
Il punto nodale: non basta comprare “un software BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi”
Quando un Ente decide di adottare il BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi, in realtà sta decidendo di cambiare modo di:
- progettare e coordinare discipline;
- gestire dati e documenti lungo il ciclo di vita dell’opera;
- controllare qualità, verifiche e consegne;
- organizzare ruoli, responsabilità, approvazioni e tracciabilità.
Per questo, la “fornitura” dovrebbe essere pensata come un pacchetto integrato:
- strumenti digitali (piattaforme e moduli funzionali necessari),
- formazione (competenze per usare e governare i processi),
- consulenza (messa a terra di procedure, requisiti, capitolati, test di accettazione).
Senza questi tre elementi insieme, il rischio è doppio: da un lato una piattaforma sottoutilizzata; dall’altro capitolati e requisiti scritti “per imitazione” di un singolo modo di lavorare, che possono comprimere la concorrenza e complicare la vita al RUP in fase di gara e di esecuzione.
Cosa richiama l’AGCM: requisiti che possono restringere l’accesso
Nel caso segnalato, l’AGCM osserva che la documentazione di gara presenta profili “suscettibili” di confliggere con concorrenza e non discriminazione. In particolare, richiama tre dinamiche tipiche, che qui vale la pena leggere come lezioni generali per chi scrive requisiti BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi in ambito pubblico.
(a) Vincoli ingiustificati legati a uno specifico software
L’Autorità evidenzia che la richiesta di dimostrare il possesso di uno specifico software “di proprietà di un operatore privato” (in relazione a funzionalità di lavoro contestuale multi-utente) può introdurre un vincolo tecnologico ingiustificato e potenzialmente discriminatorio, anche alla luce di limiti di interscambio.
(b) Certificazioni rilasciate da un solo organismo
Secondo l’AGCM, anche chiedere certificazioni provenienti da uno specifico organismo può tradursi in un vincolo non necessario e in un onere aggiuntivo per i partecipanti, se non gestito con logiche di equivalenza.
(c) Descrizioni funzionali che replicano gerarchie “tipiche” di una sola soluzione
Più in generale, l’Autorità nota che la terminologia usata può replicare modalità operative e gerarchie interne riconducibili a uno specifico produttore: questo può rendere difficile per altri operatori dimostrare l’equivalenza della propria soluzione e produrre, nei fatti, un “favor” implicito.
Perché formazione e consulenza aiutano anche a fare “gare migliori”
La formazione non deve limitarsi all’uso operativo di una piattaforma. Per una PA che adotta BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi, serve anche capacità di:
- definire requisiti per obiettivi (use case) e non per “funzioni di un singolo tool”;
- distinguere requisiti obbligatori da requisiti premianti;
- impostare criteri di prova (demo, test, accettazione) realmente verificabili.
Quando queste competenze mancano, il capitolato tende a diventare un collage di frasi e screenshot “visti altrove”, che spesso finisce per replicare la struttura di una soluzione specifica.
La consulenza serve soprattutto su tre piani:
- modello organizzativo (ruoli, responsabilità, flussi approvativi, tracciabilità);
- modello informativo (regole su naming, proprietà, classificazioni, consegne, controlli qualità);
- modello contrattuale (SLA, livelli di servizio, KPI, gestione change request, portabilità del dato).
Questo lavoro “a monte” rende più facile evitare vincoli non necessari e impostare gare in cui l’accesso al mercato è reale e il confronto tra offerte avviene su criteri chiari.
Requisiti BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi che favoriscono competizione e qualità
Senza entrare nel merito della singola procedura, ecco una checklist che sintetizza buone pratiche coerenti con i principi richiamati dall’AGCM (concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione).
- Scrivere requisiti per risultati attesi
Esempio: “supportare la collaborazione multi-utente con tracciabilità e gestione delle revisioni”, invece di imporre uno specifico prodotto o una specifica architettura interna. - Prevedere esplicitamente l’equivalenza
Dove si citano standard, certificazioni o modalità di prova, descrivere come un operatore può dimostrare requisiti equivalenti (documentazione, test, audit, casi d’uso). - Separare ciò che è funzionalmente separabile
Se l’oggetto comprende piattaforma, moduli specialistici e servizi, valutare una struttura che non “chiuda” il mercato per default (anche in logica di lotti o componenti). L’AGCM richiama, in generale, la leva della suddivisione per favorire contendibilità. - Valutare la qualità dove la qualità conta
In ambito BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi, pesano aspetti come SLA, governance dei dati, cybersecurity, migrazione, formazione erogata, piano di adozione. Non è un acquisto “di sole licenze”.
Adottare BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi significa anche “proteggere” la gara
La segnalazione pubblicata dall’AGCM offre un promemoria prezioso: la trasformazione digitale della PA passa anche dalla qualità dei documenti di gara. Requisiti troppo vincolanti, non giustificati o formulati in modo da replicare il modello di un singolo operatore possono ridurre la competizione e complicare l’obiettivo di ottenere la soluzione migliore per l’Ente.
Per questo, un percorso serio di adeguamento BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi nella PA dovrebbe includere:
- fornitura di strumenti digitali coerenti con i processi dell’Ente,
- formazione per costruire autonomia e capacità di governo,
- consulenza per progettare requisiti, controlli e contratti “a prova di gara”.
Se l’Ente riesce a presidiare questi tre livelli, l’adozione del BIMBIM è l’acronimo di “Building Information Modeling”, traducibile in Modello di Informazioni di un Edificio. Il NIBS (National Institutes of Building Science) definisce il BIM come la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. Leggi diventa più rapida, più sostenibile e, soprattutto, più solida dal punto di vista procedurale.

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