Eredità: tutto quello che c'è da sapere sulla successione legittima

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Cos’è l’eredità? Chi sono gli eredi legittimi? Le quote, la successione legittima del coniuge... risposta a queste e ad altre domande

Quando si diventa eredi? In che misura potrei ricevere un patrimonio? Quali sono, in questi casi, le regole da seguire?

Le domande sull’eredità in una serie di articoli

Questo è solo il primo di una serie di articoli che tratteranno approfonditamente la tematica. Saranno illustrati in maniera semplice e comprensibile tutti gli aspetti  della successione ereditaria (perché di questo parleremo) per aprire un ampio scenario su di un argomento interessante e talvolta non semplice. Quindi, tieni d’occhio il nostro blog nei mesi a venire per ricevere in maniera completa ed esaustiva tutte le preziose informazioni che contribuiranno ad accrescere notevolmente la tua conoscenza in fatto di eredità.

Cos’è l’eredità?

La prima domanda a cui dare una risposta è appunto questa. Diremo sinteticamente che l’eredità è il trasferimento di beni e diritti che una persona lascia ai propri eredi. Ora, senza scendere troppo nei dettagli giuridici, è necessario sapere che questo trasferimento è regolato dalla legge che prevede solo due modalità di assegnazione dei beni e dei diritti ai rispettivi eredi:

  • legittima – eredità devoluta per legge
  • testamentaria – eredità devoluta rispettando le volontà del dante causa (così definiremo la persona che lascia l’eredità ai propri eredi)

La seconda tipologia di trasferimento dell’eredità (testamentaria) sarà oggetto di trattazione di un prossimo articolo del blog Blumatica; adesso concentriamoci sulla modalità legittima prevista, appunto, per legge.

 

La successione legittima

La successione legittima è quella che si apre in assenza di disposizioni testamentarie e che quindi segue le regole previste dal codice civile che contempla delle precise categorie di eredi scelte tra i parenti.

 

Chi sono i parenti?

dante causaI parenti sono quei soggetti che appartengono alla famiglia del dante causa. Quelle persone, quindi, legate a esso da un vincolo di parentela. Le linee di parentela, che sono solo tre, si possono immaginare come un albero con tre ramificazioni:

  • discendente
  • ascendente
  • collaterale

Gli eredi legittimi vengono scelti tra i parenti disposti su queste tre linee.

Chi sono gli eredi legittimi?

Gli eredi legittimi sono quei particolari parenti a cui la legge attribuisce specifici diritti e precedenze nella successione del congiunto. Il codice recita:

La successione nel patrimonio del defunto avviene per il rapporto di parentela o di coniugio con il successore, senza riguardo all’origine dei beni“.

Quindi la designazione degli eredi si fa soprattutto secondo il rapporto di coniugio o di parentela che avevano con il dante causa. Allora per capire chi ha diritto all’assegnazione dei beni, si procede innanzitutto per linee e poi, nell’ambito della stessa linea, per gradi individuando precisamente chi sono gli eredi legittimi. Nel caso concorrano tra loro categorie di prediletti, la legge stabilisce in che modo ciascuno di essi subentra nel patrimonio con le quote di eredità.

 

Le quote di eredità

La quota è una porzione matematica del tutto. Essa esprime in che misura un erede subentra nelle attività o passività del dante causa. La legge prevede un sistema completo di priorità e di quote da attribuire agli eredi prediletti. Primi tra questi sono il coniuge e i discendenti.

 

Chi sono i discendenti?

Gli eredi privilegiati per antonomasia sono i discendenti. I discendenti sono i parenti in linea retta che discendono l’uno dall’altro a partire da uno stipite comune (capostipite). Quando presenti, nella successione legittima, escludono tutte le altre categorie di parenti e concorrono esclusivamente con l’eventuale coniuge superstite.

 

La successione legittima del coniuge

I coniugi non sono tra loro parenti ma due persone legate dal rapporto di coniugio. Questo particolare tipo di legame gli conferisce numerosi privilegi. Oggigiorno la definizione di “Coniuge” è equiparata alla definizione di “Parte dell’unione civile” che gode dei medesimi obblighi e diritti. Da qui in avanti ci riferiremo indifferentemente a entrambe le figure col l’unico termine “coniuge”. Passiamo a vedere in che misura il coniuge partecipa o concorre alla spartizione dell’eredità.

 

La quota di eredità del coniuge

diritti coniuge

Se il coniuge aveva avuto figli con il de cuius a esso va un mezzo o un terzo dell’eredità a seconda concorra, rispettivamente, con uno o più figli.

Il coniuge è l’unico successore che compete con i propri figli o con i figli che il de cuius aveva avuto in un precedente matrimonio.

Nella divisione dell’eredità a lui è riservato il diritto di abitazione della casa adibita a residenza familiare e l’uso dei mobili che la corredano.

Se il dante causa non aveva avuto figli nemmeno con l’attuale coniuge, quest’ultimo concorre con gli ascendenti e i fratelli del primo. In mancanza di parenti appartenenti a queste ultime due categorie, al coniuge spetta l’intera eredità. Al coniuge sono devoluti i due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi e con fratelli e sorelle ovvero con gli uni e con gli altri. In quest’ultimo caso la parte residua (un terzo) viene divisa tra gli ascendenti e fratelli e sorelle per capi (per cui l’eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all’eredità) salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto del patrimonio.

 

E se i coniugi sono separati o divorziati?

Considerando realisticamente il matrimonio in relazione ai nostri tempi, non si possono trascurare i casi in cui i coniugi siano separati o addirittura divorziati al momento della morte di uno di essi. Bisogna necessariamente distinguere alcune evenienze:

I coniugi erano separati?

I diritti successori variano a seconda di due casi:

  • c’è stata una sentenza di addebito a carico del coniuge superstite
  • non c’è stata una sentenza di addebito a carico del coniuge superstite

Nel secondo caso, non addebitata, si procederà come se i coniugi non fossero separati e quindi con le regole ordinarie. Nel primo caso, addebitata al coniuge superstite o a entrambi, bisogna distinguere ancora in due ulteriori casi a seconda se il coniuge superstite godeva o non godeva, al momento della morte dell’altro, degli alimenti.

Se la risposta è no, allora non potrà vantare alcun diritto sulla successione. Se, invece, alla morte del coniuge, godeva degli alimenti, avrà diritto a un assegno vitalizio a carico della successione in maniera rapportata all’entità del patrimonio ereditario e al tipo e numero degli eredi.

Con il divorzio, invece, si perdono i reciproci diritti successori. Il legame si scioglie e cessano i diritti civili matrimoniali. I coniugi, precedentemente uniti in matrimonio, riacquistano la libertà di status e possono contrarre nuove nozze. Quindi se uno di essi, o entrambi, si risposano sarà il nuovo coniuge l’unico avente diritto di successione in caso di morte dell’altro coniuge. Sarà questo nuovo coniuge a partecipare alla successione del de cuius escludendo il precedente o gli eventuali precedenti coniugi. Esso concorrerà, alla successione del coniuge, con i propri figli e/o con gli eventuali figli avuti in precedenti matrimoni del dante causa.

 

Nel prossimo articolo…

Nella prossima “puntata” che troverai sul blog, scoprirai come viene ripartita l’eredità nel caso in cui al dante causa subentrino i propri discendenti. Inoltre, conoscerai i gradi di parentela che servono ad assegnare delle priorità o dei privilegi nell’ambito della stessa linea discendente.

 


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Sergio Schettini


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