
Il BIM negli appalti si riferisce all’utilizzo del Building Information Modeling all’interno delle gare d’appalto, in particolare negli appalti pubblici. In Italia, l’uso del BIM è stato normato con il Decreto n. 560/2017, che ha introdotto l’obbligatorietà progressiva del BIM per le opere pubbliche. Questo significa che per determinate soglie di importo e complessità, i bandi devono prevedere l’utilizzo di metodi e strumenti elettronici specifici per la modellazione digitale delle costruzioni.
L’adozione del BIM negli appalti consente una maggiore trasparenza, efficienza e tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Le stazioni appaltanti possono controllare meglio i costi, monitorare i tempi e ridurre le varianti in corso d’opera. Inoltre, il BIM agevola la comunicazione tra le parti coinvolte: committenti, progettisti, imprese, direzione lavori e collaudatori lavorano su un modello condiviso, riducendo gli errori e migliorando il coordinamento.
Dal 1° gennaio 2025, l’uso del BIM è obbligatorio in tutti gli appalti pubblici sopra la soglia dei 2 milioni di euro. Questo implica che tutti i soggetti coinvolti nella filiera delle costruzioni dovranno dotarsi di competenze adeguate, software certificati e una struttura organizzativa idonea a gestire il ciclo di vita delle costruzioni secondo la metodologia BIM.
In sintesi, il BIM negli appalti rappresenta un passo decisivo verso la digitalizzazione del settore delle costruzioni pubbliche, con vantaggi concreti in termini di qualità progettuale, contenimento dei costi e sostenibilità degli interventi.

