Cosa sono gli ambienti di condivisione dati (ACDat) nel BIM?

Il cuore della metodologia BIM non è soltanto la progettazione, ma la collaborazione strutturata tra tutti gli attori del processo edilizio.
Giuseppe Pancrazio8 Settembre 20255min874
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Il cuore della metodologia BIM non è soltanto la progettazione, ma la collaborazione strutturata tra tutti gli attori del processo edilizio.
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Quando si parla di BIM (Building Information Modeling), spesso si pensa solo ai software di modellazione 3D che permettono di creare e gestire modelli informativi digitali. In realtà, il cuore della metodologia BIM non è soltanto la progettazione, ma la collaborazione strutturata tra tutti gli attori del processo edilizio.
Ed è qui che entrano in gioco gli ambienti di condivisione dati (ACDat).

Cos’è un ambiente di condivisione dati (ACDat)?

Un ACDat (Ambiente di Condivisione Dati) è una piattaforma digitale dedicata alla gestione, archiviazione e condivisione delle informazioni di progetto.
Non si tratta, quindi, di un semplice repository di file, ma di uno spazio collaborativo strutturato in cui tutti i soggetti coinvolti – progettisti, imprese, direzione lavori, stazioni appaltanti – possono accedere, consultare, modificare e validare i dati in modo controllato e tracciabile.

Perché gli ACDat sono così importanti nel BIM?

L’obbligo BIM previsto dalle normative italiane (UNI 11337) e internazionali (ISO 19650) non riguarda soltanto la modellazione 3D, ma soprattutto l’adozione di ambienti di condivisione dei dati.
Ecco i motivi principali:

  • Collaborazione: tutti i professionisti lavorano sugli stessi dati aggiornati, riducendo errori e duplicazioni. La collaborazione non è solo tecnica, ma anche procedurale e contrattuale, con ruoli, responsabilità e flussi di approvazione chiaramente definiti (es. BIM Manager, CDE Manager).
  • Condivisione: i contenuti informativi sono accessibili in un unico spazio digitale, dove l’accesso è regolato da permessi e livelli di autorizzazione, favorendo così la circolazione controllata dei dati tra i diversi soggetti coinvolti secondo le fasi previste dalla ISO 19650: work in progress, shared, published e archived.

In questo modo ogni attore può accedere solo ai contenuti di propria competenza, mantenendo sicurezza e tracciabilità.

  • Trasparenza: ogni modifica è tracciata, garantendo la massima affidabilità e sicurezza.
  • Interoperabilità: l’ACDat assicura la compatibilità tra software e discipline diverse (architettura, strutture, impianti), grazie a standard condivisi come l’IFC e alle regole di naming, classificazione e codifica definite dalla UNI 11337-2.

Inoltre, grazie all’approccio openBIM e all’evoluzione verso openCDE, mediante l’adozione di standard aperti promossi da buildingSmart, le piattaforme di condivisione diventano interoperabili, consentendo uno scambio sicuro e continuo di dati lungo tutto il ciclo di vita dell’opera, evitando vincoli da soluzioni proprietarie.

  • Conformità normativa: rispettare i requisiti previsti da UNI 11337 e ISO 19650 è possibile solo attraverso una piattaforma strutturata.

ACDat e software di BIM Authoring: qual è la differenza?

È importante distinguere tra:

  • Software di BIM Authoring: strumenti come Revit, Archicad o Allplan, che consentono di creare i modelli informativi tridimensionali (3D).
  • Ambiente di Condivisione Dati (ACDat): piattaforma che permette di gestire, condividere e validare i dati contenuti nei modelli e negli altri documenti di progetto.

👉 In sintesi: il BIM non è solo modellazione, ma una metodologia collaborativa che prende forma proprio attraverso l’uso di ambienti di condivisione dati.

Conclusione

Gli ACDat rappresentano oggi lo strumento imprescindibile per garantire efficienza, qualità e trasparenza in un progetto BIM. Per questo motivo, sempre più bandi e appalti pubblici richiedono esplicitamente l’utilizzo di piattaforme conformi agli standard nazionali e internazionali.

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Giuseppe Pancrazio

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