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Nel panorama della sicurezza aziendale, la gestione del lavoratore in solitario rappresenta una sfida complessa e troppo spesso sottovalutata. Che si tratti di un manutentore di turno in magazzino o di un addetto alle pulizie nella notte, chi opera da solo è esposto all’impossibilità di ricevere aiuto immediato in caso di infortunio, malore o aggressione, oltre al forte stress psicologico che un isolamento prolungato può generare. Il Datore di Lavoro ha l’obbligo di analizzare questa specifica condizione lavorativa all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Chi è il lavoratore isolato?
Dal punto di vista operativo, si definisce “isolato” chiunque svolga le proprie mansioni senza alcun contatto diretto con altri colleghi, trovandosi nella condizione di non poter richiedere o ricevere immediata assistenza in caso di emergenza.Â
Questa condizione è più diffusa di quanto si pensi e si declina in modo differente a seconda della fascia oraria.
Durante il turno diurno, il rischio è spesso legato alla natura isolata della mansione: è il caso del manutentore che interviene solo in un locale tecnico interrato, dell’operatore di magazzino che si muove in corsie prive di passaggio o dei lavoratori in mobilità , come autisti e trasportatori, per i quali la strada diventa un luogo di lavoro privo di supporto diretto.
Nel turno notturno, invece, l’isolamento è dettato dalla fisiologica assenza di persone circostanti come avviene per le guardie giurate in pattuglia, i custodi o l’addetto alle pulizie in centri commerciali ormai deserti.
Come gestire il lavoro in solitario all’interno del DVR
Sebbene il D.Lgs. 81/08 non dedichi una sezione specifica al lavoro in solitario, l’obbligo di tutelare chi opera da solo emerge chiaramente da diverse disposizioni del Testo Unico. Ne è un chiaro esempio l’Articolo 66 (Lavori in ambienti sospetti di inquinamento), che per i lavori in ambienti sospetti di inquinamento impone la vigilanza continua da parte di un secondo operatore esterno.
Poiché il lavoro isolato costituisce una condizione lavorativa capace di amplificare la gravità di tutti i rischi presenti, esso deve essere analizzato all’interno del DVR.
Gli aspetti fondamentali sono:
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- Identificazione delle mansioni: individuare le attività svolte in solitario e sancire il divieto assoluto per quelle ad alto rischio (es. spazi confinati), per le quali è obbligatorio un secondo operatore di sorveglianza.
- Valutazione del fattore orario: considerare come il turno notturno amplifichi i rischi rispetto a quello diurno a causa di soccorsi più lenti, stanchezza fisiologica, assenza di personale nelle vicinanze e un maggior rischio di aggressioni.
- Misure di prevenzione e protezione: definire idonee misure di sicurezza come garantire che il lavoratore possa lanciare un segnale d’allarme in qualsiasi momento.
- Istruzioni operative: stabilire delle procedure di sicurezza come un contatto periodico ad intervalli definiti tra operatore isolato e responsabile aziendale.
- Formazione e informazione: istruire il lavoratore sulle procedure di emergenza, sui limiti operativi della mansione isolata e sul corretto utilizzo dei dispositivi di chiamata d’aiuto.
Chi può lavorare da solo? La sorveglianza sanitaria per i lavoratori isolati
Assegnare le giuste persone alle mansioni svolte in solitario riduce al minimo improvvisazioni ed errori che, senza colleghi nelle vicinanze, possono rivelarsi fatali.
Spetta al Datore di Lavoro individuare la risorsa e al Medico Competente esprimere un giudizio di idoneità alla mansione specifica.
Le principali condizioni di non idoneità (o idoneità condizionata) possono essere:
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- Patologie ad attacco improvviso: epilessia, cardiopatie, diabete scompensato, ecc.
- Terapie farmacologiche impattanti: uso di farmaci sedativi, ansiolitici o stimolanti.
- Dipendenze: uso di alcol o sostanze psicoattive.
- Reazioni allergiche pericolose: severe allergie a rapida insorgenza (es. punture di insetti all’aperto).
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