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Il 17 settembre 2025 l’Italia ha approvato in via definitiva la Legge 132/2025, che disciplina l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) nel nostro Paese. Si tratta del primo quadro normativo nazionale che recepisce e integra i principi del Regolamento europeo sull’IA (AI Act), con l’obiettivo di armonizzare sviluppo tecnologico, sicurezza, tutela dei diritti e centralità della persona.
Tale approvazione rappresenta solo l’inizio di un percorso di regolamentazione dell’utilizzo degli applicativi di intelligenza artificiale che andrà ad impattare anche chi inizia a utilizzarla nel lavoro di tutti i giorni: professionisti, pubbliche amministrazione, imprese.
Seguiranno altre novità normative? Avrà un impatto significativo sul lavoro dei Professionisti?
Certamente, la risposta è sì per entrambe le domande.
La nostra redazione vuole sottolineare come questa legge rappresenti soltanto l’inizio di un lungo iter, come si può evincere del comma 3 dell’art. 24 della Legge 132/2025 che sancisce: Il Governo è altresì delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per adeguare e specificare la disciplina dei casi di realizzazione e di impiego illeciti di sistemi di intelligenza artificiale.
Pertanto, è molto probabile che entro i prossimi 12 mesi saranno redatti sull’argomento numerosi decreti legislativi; il più importante per tutte le categorie di professionisti sarà quello che andrà a regolamentare quanto previsto al successivo comma 5 lettera d) dell’art. 24: nei casi di responsabilità civile, previsione di strumenti di tutela del danneggiato, anche attraverso una specifica regolamentazione dei criteri di ripartizione dell’onere della prova, tenuto conto della classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale e dei relativi obblighi come individuati dal regolamento (UE) 2024/1689.
Ebbene, pare che i professionisti dovranno dimostrare di aver verificato quanto “prodotto” dalla IA; ma in che modo? come si farà a stabilire cosa sia frutto dell’IA e cosa del nostro ingegno? Insomma, sono tanti i dubbi su cui dovrà lavorare il Governo per evitare che questa legge diventi un boomerang per i Professionisti.
La legge, che entrerà in vigore il 10 ottobre, regolamenta, quindi, l’utilizzo dell’IA nei contesti lavorativi sia pubblici che privati, intervenendo su settori strategici e introducendo importanti deleghe al Governo. Al centro della normativa troviamo il principio antropocentrico: l’intelligenza artificiale deve essere al servizio dell’uomo e mai sostituirlo completamente nelle decisioni rilevanti. In pratica, ogni sistema automatizzato deve garantire responsabilità umana, trasparenza, tracciabilità e sicurezza, ponendo la persona al centro dell’innovazione tecnologica e delle sue applicazioni e bilanciando così innovazione e tutela dei diritti fondamentali.
Questa legge non è solo un atto tecnico-legislativo: rappresenta, dunque, un punto di equilibrio tra innovazione, etica e responsabilità nell’utilizzo dell’IA, e introduce obblighi e opportunità concrete per professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni.
Intelligenza Artificiale e Trasformazione del Lavoro
L’intelligenza artificiale (IA) sta emergendo come una delle forze più potenti e trasformative del nostro tempo, con impatti significativi sul mondo del lavoro. Non si tratta più di una promessa futura, ma di una realtà presente che sta rimodellando le dinamiche occupazionali, le competenze richieste e le modalità operative in numerosi settori.
Secondo il Global AI Jobs Barometer di PwC 2025, la domanda di competenze legate all’IA è aumentata significativamente in Italia, con una crescita dal 2,4% nel 2018 al 4,6% nel 2024 nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Inoltre, il 77% dei lavoratori italiani ha già esperienza pratica con l’IA, posizionando l’Italia tra i paesi con la più alta percentuale di lavoratori che la utilizza quotidianamente.
L’adozione dell’IA sta creando nuove opportunità professionali, soprattutto nei settori tecnologici, della salute, dell’istruzione e dei servizi professionali. Tuttavia, questo progresso comporta anche sfide significative, con molte professioni esposte al rischio di automazione. Ad esempio, studi (come quello del censis), stimano che tra il 60% e il 70% delle attività lavorative potrebbero essere automatizzate entro il 2030, con un impatto maggiore sui giovani lavoratori tra i 22 e i 25 anni.
Principi fondanti della legge: il paradigma antropocentrico
Il cuore della normativa è il principio antropocentrico. L’IA deve essere al servizio dell’uomo e mai sostituirlo completamente nelle decisioni cruciali. In pratica, questo si traduce in:
- Responsabilità umana: le decisioni rilevanti devono sempre avere una supervisione umana, in particolare quando riguardano la vita, la sicurezza o i diritti dei cittadini.
- Trasparenza e spiegabilità: gli algoritmi devono essere comprensibili, tracciabili e documentati. L’utente deve poter capire perché un sistema automatizzato prende certe decisioni.
- Sicurezza e protezione dei dati: la legge prevede obblighi rigorosi per la protezione dei dati personali e la resilienza dei sistemi contro attacchi informatici.
- Controllo e monitoraggio: autorità competenti come AgID e ACN supervisionano l’adozione dell’IA, con report periodici al Parlamento e alla Presidenza del Consiglio.

In sintesi, l’Italia ha scelto una strada che mette l’uomo al centro dell’innovazione, promuovendo un’IA sicura, etica e affidabile, senza rinunciare alle potenzialità tecnologiche che essa offre
Implicazioni pratiche per i professionisti
L’IA sta entrando in modo sempre più incisivo nella routine dei lavoratori di tutto il mondo, soprattutto negli ambiti della progettazione, conduzione e gestione dei progetti.
Ingegneri, architetti e progettisti e, in genere, tutti i lavoratori che svolgono professioni intellettuali, saranno interessati dalla nuova norma.
La nuova legge comporta:
- Verifica e compliance: l’uso di strumenti di progettazione automatizzati (ad esempio simulazioni e modelli AI) dovrà rispettare i requisiti di sicurezza, tracciabilità e trasparenza imposti dalla normativa.
- Responsabilità professionale: non basta delegare decisioni al software; l’utente finale, cioè il professionista, manterrà la responsabilità legale delle scelte progettuali.
- Formazione continua: la legge spinge i professionisti a tenersi aggiornati su algoritmi, normativa e sicurezza informatica, creando un nuovo standard di competenza digitale.
Esempio pratico: un professionista che utilizza un algoritmo per ottimizzare l’efficienza energetica di un edificio dovrà poter dimostrare che le scelte suggerite dall’IA sono state validate secondo criteri trasparenti e documentabili (su questo aspetto, come nelle premesse, attendiamo che escano chiarimenti e D.Lgs. ad hoc).
Implicazioni per la pubblica amministrazione
La legge sull’IA introduce strumenti e obblighi specifici anche per PA e enti pubblici:
- Digitalizzazione dei servizi: l’IA può essere adottata per automatizzare procedimenti amministrativi, migliorare la gestione dei dati e supportare le decisioni politiche.
- Responsabilità: la supervisione umana è obbligatoria, quindi le decisioni automatizzate devono sempre passare attraverso la validazione di un funzionario.
- Trasparenza verso i cittadini: ogni algoritmo utilizzato dalla PA deve essere documentato e accessibile, per garantire equità e imparzialità.
- Investimenti mirati: la legge prevede fondi dedicati a startup, PMI e innovazione tecnologica, incentivando soluzioni sicure e affidabili nel campo dell’IA.
Questi punti sono fondamentali per evitare derive di delega “cieca” all’IA e mantenere il principio antropocentrico anche nell’amministrazione pubblica.
Opportunità e criticità della legge
La legge sull’IA apre scenari promettenti e allo stesso tempo pone alcune sfide significative. Tra le opportunità, spicca la possibilità di creare un ecosistema di intelligenza artificiale sicuro, innovativo e regolamentato, capace di coniugare progresso tecnologico e tutela dei diritti fondamentali. Professionisti e pubbliche amministrazioni possono così integrare strumenti intelligenti in modo etico e responsabile, migliorando l’efficienza e la qualità dei processi decisionali. Inoltre, la normativa prevede incentivi economici a sostegno di startup e PMI, favorendo lo sviluppo di soluzioni innovative e competitive nel mercato nazionale e internazionale.
Non mancano però alcune criticità. La complessità della normativa richiede un’interpretazione chiara da parte di professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni, pena possibili incomprensioni o errori applicativi. L’introduzione di sistemi di IA comporta inoltre oneri aggiuntivi legati a certificazioni, controlli e documentazione obbligatoria. Infine, la gestione di sistemi ibridi uomo-macchina, soprattutto in settori ad alto rischio, rappresenta una sfida concreta, richiedendo equilibrio tra autonomia tecnologica e supervisione umana.
Nuova Legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale, scenari futuri.
La Legge 132/2025 sull’IA rappresenta un passo cruciale nella governance dell’intelligenza artificiale in Italia, promuovendo un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti umani. Il principio antropocentrico garantisce che la tecnologia rimanga uno strumento al servizio dell’uomo, e non un sostituto delle sue decisioni. Per professionisti, ingegneri, architetti e pubbliche amministrazioni, il provvedimento non è solo una normativa da rispettare, ma una guida per integrare l’IA in modo sicuro, trasparente e responsabile nella vita professionale e nella gestione dei servizi pubblici. Vista la delega al governo la regolamentazione della disciplina potrà riservare ancora colpi di scena significativi nei prossimi 12 mesi.
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