Rapporto ENEA Efficienza Energetica 2026: l’Italia consuma “meglio” ma più che in passato

redazionale
Il Rapporto ENEA 2026 mostra un’Italia più efficiente nel lungo periodo, ma con consumi finali nuovamente in crescita. Dai risultati delle misure nazionali alle diagnosi nelle imprese, ecco dove sono stati compiuti i maggiori progressi e quali sfide restano verso il 2030.

L’efficienza energetica non coincide semplicemente con il consumo di meno energia. Indica la capacità di ottenere gli stessi servizi, o servizi migliori, utilizzando meno risorse: abitazioni più confortevoli, imprese più competitive, edifici pubblici meno onerosi e sistemi di trasporto più razionali. Il quindicesimo Rapporto annuale ENEA sull’efficienza energetica, elaborato sulla base dei dati disponibili al 31 dicembre 2025, misura i progressi compiuti dall’Italia e mette in evidenza i settori nei quali rimane maggiore il lavoro da fare.

Il documento analizza il quadro normativo, la domanda energetica, l’andamento dei consumi nei diversi settori, i risultati delle principali misure di incentivazione e le trasformazioni che interessano imprese, edifici e territori. Il dato complessivo non è univoco: nel lungo periodo l’Italia ha ridotto sensibilmente l’energia necessaria per produrre ricchezza, ma nel 2024 i consumi finali sono tornati a crescere.

 

Meno energia per produrre ricchezza, ma consumi finali in aumento

Nel 2024 la domanda di energia primaria è stata pari a 139,8 Mtep, lo 0,9% in meno rispetto al 2023. Il calo conferma la tendenza discendente osservata dal 2017, interrotta soltanto dalla ripresa del 2021. Nello stesso anno, però, i consumi finali di energia sono saliti a 113,7 Mtep, con un incremento del 2,1%.

La crescita ha interessato quasi tutti i principali settori: trasporti, servizi, residenziale e industria. Il settore dei trasporti rimane il primo per impiego di energia, con circa un terzo dei consumi finali nazionali, seguito dal residenziale, dall’industria e dai servizi. Nel confronto con il 2005, tuttavia, il consumo finale complessivo risulta inferiore del 12,8%. La riduzione è stata particolarmente marcata nell’industria, mentre il terziario ha registrato una crescita legata anche alla progressiva trasformazione della struttura economica italiana.

Figura 1 - Consumi finali di energia in Italia per settore dal 2005 al 2024
Figura 1 – Consumi finali di energia in Italia per settore dal 2005 al 2024

 

L’Italia resta tra i Paesi europei a minore intensità energetica

L’intensità energetica primaria indica quanta energia viene impiegata per generare un’unità di prodotto interno lordo. Nel 2024 il valore italiano è sceso a 72,11 tep per milione di euro, l’1,6% in meno rispetto al 2023. Dal 2005 la riduzione complessiva è stata del 29,5%.

Il dato italiano rimane inferiore sia alla media dell’Unione europea sia a quella dell’area euro. Questo significa che, nel confronto europeo, l’economia nazionale utilizza una quantità relativamente contenuta di energia per produrre valore. Il Rapporto segnala però che il vantaggio rispetto alla media europea si è progressivamente ridotto, perché diversi Paesi hanno migliorato l’indicatore più rapidamente.

Diverso è l’andamento dell’intensità energetica finale, che nel 2024 è aumentata dello 0,6%: i consumi finali sono cresciuti più del PIL. Su un orizzonte più lungo, dal 2005 al 2024, l’indicatore è comunque diminuito del 21,8%, con miglioramenti particolarmente rilevanti nell’industria e nei trasporti.

 

Figura 2 - Confronto dell’intensità energetica primaria tra Italia, Unione europea e principali economie europee
Figura 2 – Confronto dell’intensità energetica primaria tra Italia, Unione europea e principali economie europee

 

La casa assorbe ancora soprattutto energia per il riscaldamento

Nel settore residenziale i consumi del 2024 sono stati pari a 26,8 Mtep, in lieve crescita rispetto all’anno precedente. Il gas naturale continua a coprire quasi la metà della domanda energetica domestica, seguito dall’energia elettrica e dai biocombustibili solidi.

La voce principale rimane il riscaldamento, che assorbe circa il 65% dei consumi delle abitazioni. Illuminazione ed apparecchi elettrici rappresentano circa il 12%, l’acqua calda sanitaria l’11%, gli usi cucina l’8% e il raffrescamento circa il 2%. Il Rapporto rileva una crescita delle fonti rinnovabili diverse dalle biomasse, in particolare del calore prodotto dalle pompe di calore e del solare termico, pur partendo da una quota ancora limitata.

Dal 2005 i consumi residenziali sono diminuiti di circa un quinto. ENEA collega questa riduzione sia ai requisiti energetici introdotti per gli edifici sia agli incentivi destinati agli interventi di riqualificazione.

Il dato evidenzia come il maggiore potenziale di risparmio continui a concentrarsi sugli edifici. Per ottenere risultati concreti non è però sufficiente intervenire sul singolo componente: involucro, impianti, schermature solari, fonti rinnovabili e sistemi di regolazione devono essere valutati come un unico sistema energetico, così da individuare le soluzioni realmente più efficaci in termini di consumi, comfort e costi di esercizio. 

 

Figura 3 - Andamento dei consumi energetici residenziali per fonte dal 2005 al 2024
Figura 3 – Andamento dei consumi energetici residenziali per fonte dal 2005 al 2024

 

Gli strumenti di efficienza raggiungono l’85% dell’obiettivo intermedio

Il Rapporto misura anche i risparmi prodotti dalle politiche nazionali considerate ai fini della Direttiva europea sull’efficienza energetica. Nel 2025 il risparmio annuo cumulato raggiunge 5,081 Mtep, pari all’85% dell’obiettivo intermedio di 6 Mtep indicato dal PNIEC per le misure monitorate.

Le detrazioni fiscali continuano a fornire il contributo maggiore, con circa il 52% dei risparmi complessivi. Il dato cumulato non deve però essere confuso con i risultati dei soli interventi eseguiti nel 2025. Per questi ultimi, il nuovo risparmio attribuito alle detrazioni scende a 0,242 Mtep, il 37% in meno rispetto al 2024, in relazione al ridimensionamento degli interventi agevolati.

Il Conto Termico registra invece una crescita: i nuovi interventi del 2025 generano 0,131 Mtep di risparmio e portano il valore cumulato del periodo 2021-2025 a 0,476 Mtep. I Certificati Bianchi raggiungono 0,830 Mtep cumulati, in linea con l’obiettivo intermedio previsto, mentre il Piano Transizione 4.0 arriva a 0,440 Mtep.

Va sottolineato, però, che l’efficacia di questi strumenti dipende però dalla qualità delle scelte progettuali. La disponibilità di incentivi non garantisce automaticamente il raggiungimento dei risultati attesi: la selezione degli interventi, il corretto dimensionamento e la verifica preventiva delle prestazioni rimangono determinanti per ottenere un reale miglioramento dell’efficienza energetica. 

 

Diagnosi energetiche: dalla fotografia dei consumi agli interventi

Una parte rilevante del Rapporto è dedicata alle imprese soggette all’obbligo di diagnosi energetica. Alla scadenza di dicembre 2025 sono state trasmesse 671 diagnosi da 438 soggetti obbligati; circa il 65% riguarda il comparto manifatturiero. Gli Esperti in Gestione dell’Energia hanno redatto circa il 64% delle diagnosi, mentre la parte restante è stata predisposta dalle ESCo.

Le comunicazioni relative agli interventi realizzati riportano oltre 490 mila tep di nuovi risparmi, il 6,4% in più rispetto al 2024. Le imprese certificate ISO 50001 mostrano un risparmio medio dichiarato più elevato: 445 tep, contro 292 tep delle imprese non certificate. Il dato non dimostra da solo un rapporto causale, ma documenta una maggiore incidenza dei risparmi tra le organizzazioni dotate di un sistema strutturato di gestione dell’energia.

Le diagnosi caricate nel 2025 individuano inoltre 2.070 possibili interventi, a fronte di 390 interventi già realizzati. Questa distanza rappresenta il potenziale tecnico ed economico ancora da trasformare in investimenti concreti.

 

Figura 4 - Distribuzione settoriale delle diagnosi energetiche inviate a ENEA dalle imprese obbligate
Figura 4 – Distribuzione settoriale delle diagnosi energetiche inviate a ENEA dalle imprese obbligate

 

Edifici più efficienti e più capaci di gestire l’energia

Per il settore edilizio il Rapporto richiama il passaggio dagli edifici a energia quasi zero agli edifici a emissioni zero previsto dalla nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica. Dal 2028 il requisito riguarderà i nuovi edifici pubblici e dal 2030 tutti i nuovi edifici. La progettazione dovrà considerare non soltanto i consumi operativi, ma anche le emissioni, l’energia rinnovabile e, progressivamente, il carbonio incorporato nei materiali. Di conseguenza, la progettazione energetica non potrà più limitarsi al semplice rispetto dei requisiti normativi. Diventa sempre più importante valutare il comportamento dell’edificio nelle reali condizioni di esercizio, confrontare diverse soluzioni progettuali e analizzarne gli effetti durante tutto l’anno, così da ottimizzare sia le prestazioni energetiche sia il comfort degli occupanti.

Accanto alle prestazioni dell’involucro e degli impianti assume importanza la capacità dell’edificio di adattare i consumi alle esigenze degli utenti e alle condizioni della rete. La sperimentazione nazionale dello Smart Readiness Indicator ha coinvolto 64 edifici. I risultati mostrano punteggi generalmente medio-bassi negli edifici standard e valori più elevati negli immobili dotati di sistemi avanzati di gestione e automazione.

L’edificio del prossimo futuro sarà quindi sempre più un sistema capace non solo di consumare meno energia, ma anche di produrla, accumularla, gestirla e utilizzarla nel momento più opportuno, interagendo con gli utenti e con la rete elettrica. 

 

Dai dati alle scelte progettuali

Il quadro delineato da ENEA evidenzia progressi strutturali nell’uso dell’energia, ma anche una nuova crescita dei consumi finali e un percorso verso gli obiettivi al 2030 ancora da completare. Le tecnologie per migliorare l’efficienza sono disponibili; la loro efficacia dipende però dalla capacità di scegliere gli interventi più adatti, dimensionarli correttamente e integrarli in una strategia progettuale complessiva.

Per il professionista non basta quindi verificare il rispetto dei requisiti normativi. È necessario confrontare le possibili soluzioni, valutarne i benefici energetici, analizzare il comportamento dell’edificio nelle reali condizioni di utilizzo, integrare correttamente le fonti rinnovabili e verificare la sostenibilità economica dell’investimento.

Blumatica Energy consente di verificare le prestazioni energetiche dell’edificio, simulare gli interventi di riqualificazione, confrontare differenti soluzioni progettuali e valutarne gli effetti sulla classe energetica.

Blumatica Dinamico Orario supporta la diagnosi energetica e lo studio del comportamento dell’edificio nel tempo, consentendo di analizzare consumi, fabbisogni, temperature interne e condizioni di comfort nelle diverse ore e durante l’intero anno.

Blumatica Impianti Solari permette di progettare e dimensionare gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, verificandone il contributo alla copertura dei fabbisogni energetici e al rispetto degli obblighi di integrazione. Un aspetto destinato ad assumere un peso sempre maggiore nel quadro delineato dalla direttiva RED III e dalla sua attuazione nazionale, che rafforza il ruolo delle energie rinnovabili nel percorso verso gli obiettivi energetici al 2030.

Blumatica Pitagora, disponibile gratuitamente, consente infine di elaborare computi metrici, utilizzare i prezzari e stimare e controllare i costi degli interventi, affiancando alla valutazione energetica una puntuale analisi economica.

Integrare verifica energetica, diagnosi e simulazione dinamica, progettazione degli impianti da fonti rinnovabili e valutazione dei costi permette di trasformare gli obiettivi dell’efficienza energetica in interventi tecnicamente fondati, conformi alla normativa ed economicamente sostenibili.

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Attilio Alvino

Digital Marketing Specialist